Regressioni Infantili: cosa sono, cause e tipologie principali

Vedere il proprio piccolo fare passi avanti e crescere è tra le cose più soddisfacenti per ogni genitore. Allo stesso tempo, lungo il percorso di crescita è del tutto normale incontrare delle fasi fisiologiche in cui il bambino sembra perdere momentaneamente i progressi fatti. Queste tappe sono note come regressioni infantili e possono coinvolgere diverse sfere dello sviluppo del piccolo, dalla parte psicologica fino a quella comportamentale. In questo articolo andremo ad approfondire il tema della regressione nei bambini, analizzando quali sono le regressioni infantili più rilevanti e suggerendo le migliori strategie per affrontare queste fasi con serenità e consapevolezza.
Cos’è la regressione nei bambini?
Come evidenziato in precedenza, si tende a pensare che la crescita sia un percorso lineare. In realtà lo sviluppo infantile è intervallato da fasi definite come regressioni. Ma che cosa sono esattamente?
Le regressioni nei bambini rappresentano un punto di svolta nello sviluppo di ogni bambino. Si tratta di fenomeni temporanei che si manifestano parallelamente a grandi passi in avanti nella crescita, durante i quali i piccoli si disorientano e “perdono” i propri riferimenti attuali per poterne sviluppare di nuovi.
Quindi la regressione nei bambini può essere vista come una strategia di adattamento, nella quale vengono riproposti atteggiamenti e comportamenti tipici di quando era più piccolo, per prepararsi alla nuova fase di crescita in cui ci si sta per addentrarsi.
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Quali sono le cause delle regressioni infantili
Le regressioni infantili sono quindi un processo naturale e fisiologico durante la crescita, eppure viene spontaneo chiedersi perché un bambino regredisce nei suoi comportamenti per entrare in una nuova fase di sviluppo. Tra le cause fisiologiche delle regressioni neonati troviamo:
- Sviluppo fisico e cognitivo
- Scatti di crescita
- Riorganizzazione dei ritmi biologici
- Maturazione psicologica ed emotiva
Oltre a ciò, anche eventi importanti o destabilizzanti possono influire sulle fasi di regressione, tra i più comuni abbiamo:
- Dentizione
- Entrata al nido o scuola materna
- Arrivo di una sorellina o fratellino
- Malattia
- Lutto
- Separazione dei genitori
Un aspetto importante da comprendere è che queste fasi non seguono una tabella fissa uguale per tutti i bambini. Si tratta di tappe personali che possono variare in base a diversi aspetti come il temperamento, la sensibilità di ogni piccolo, le reazioni fisiologiche agli scatti di crescita e tanto altro.
Inoltre, come evidenziato in precedenza, questi periodi si manifestano su molteplici fronti, coinvolgendo e influenzando diverse aree della quotidianità del piccolo. Di seguito andremo ad analizzare le principali regressioni bambini che un genitore affronta durante i primi anni di vita del bambino.
Regressione del sonno
Si tratta della regressione bambini più nota e “scomoda” per i genitori, che si manifesta in più fasi durante i primi 2-3 anni di vita, quando il bambino, che aveva stabilito una routine di riposo, inizia a svegliarsi più spesso, a lamentarsi e cambiare i propri ritmi.
Quando avviene e quanto dura
La regressione del sonno avviene soprattutto in corrispondenza di scatti di crescita e sviluppo oppure con l’acquisizione di nuove abilità motorie e mentali che stimolano maggiormente l’aspetto cognitivo del bambino.
Generalmente queste fasi durano tra le 2-3 settimane, ma in alcuni casi possono durare qualche giorno, in altri, più settimane in base alle caratteristiche del piccolo.
Le regressioni sonno più ricorrenti avvengono attorno a:
- 4 mesi: in questa fase il piccolo inizia ad acquisire sempre più consapevolezza dell’ambiente che lo circonda e del proprio corpo, portando ad un elevata stimolazione cognitiva che influenza la routine di riposo.
- 8-10 mesi: in questo caso coincide solitamente con l’inizio del gattonamento, un’importante tappa dello sviluppo che stimola ad elaborare nuovi movimenti fisici anche durante le ore di riposo.
- 12 mesi: si tratta della fase dei primi passi, dove lo sforzo fisico e cognitivo porta a risvegli prolungati e resistenza al sonno.
- 18 mesi: in concomitanza con l’esplosione del linguaggio, il bambino tende ad opporsi ad andare a letto per testare la propria indipendenza o anche per l’ansia da separazione.
- Intorno ai 2 anni: gli ultimi cambiamenti del sonno legati a nuove conquiste del linguaggio, dell’immaginazione e delle prime autonomie.
Come gestirla
Oltre a chiedersi quando avvengono queste fasi, molti genitori si chiedono cosa fare e come comportarsi durante le regressioni del sonno bambini. Non esistono metodi perfetti per gestire la situazione, ma alcuni dei consigli più utili sono:
- Stabilisci una routine – Ripetere le stesse azioni prima di andare a dormire, come fare il bagnetto, mettere il pigiama, coccolarsi o leggere una fiaba abitua il cervello del piccolo ad associare quella routine al riposo e al rilassarsi.
- Crea un ambiente adatto e confortevole per il sonno – Mantieni una temperatura nella cameretta adeguata, evita che delle luci possano disturbare il sonno e se necessario utilizza i rumori bianchi.
- Riduci gli stimoli prima della nanna – Evita di esporre il piccolo alla tv, giochi che possono agitarlo e prediligi attività calme e rilassanti.
- Non superare i limiti – È normale offrire maggiore supporto e sostegno in queste fasi al piccolo, ma è importante non introdurre abitudini che poi possono essere difficili da abbandonare, come dormire nel lettone.
Regressione motoria
Avviene solitamente intorno agli 8-12 mesi, quando il piccolo sta per acquisire un’abilità fisica importante, come il gattonare o l’imparare a muoversi e camminare.
Spesso, subito prima di questi grossi scatti di crescita fisici, i bambini sembrano diventare più pigri e goffi nel compiere semplici gesti e movimenti, come l’uso delle mani per afferrare qualcosa oppure muovere le braccia, che in precedenza facevano spesso.
Ciò accade perché la mente del piccolo è pienamente concentrata ad imparare questi nuovi step, mettendo così in secondo piano passaggi già automatizzati e focalizzando la propria attenzione e energie sull’apprendimento di questi nuovi movimenti.
Cosa fare
Gestire la regressione motoria neonato richiede pazienza e calma. Il segreto sta nell’assecondare questa riorganizzazione nel piccolo, supportandolo attraverso un ambiente stimolante e libero. Puoi farlo seguendo queste indicazioni:
- Favorisci il movimento naturale – Nonostante possa avere difficoltà è importante lasciare al piccolo la libertà di esplorazione nel movimento, attraverso tappetini e cuscini adatti.
- Sostienilo fisicamente – Aiutalo fisicamente il necessario, restandogli accanto e sostenendolo quando ha difficoltà, senza però sostituirsi negli sforzi motori.
- Evita box, passeggini o sdraiette – L’uso prolungato di questi strumenti limita il movimento naturale e l’esplorazione fisica.
- Supporto emotivo – I momenti di frustrazione possono capitare anche per il piccolo. Consolarlo e aiutarlo lo aiuta a percepire la tua vicinanza e il sostegno.
Regressione del linguaggio
Un’altra regressione tipica e preoccupante per i genitori è quella del linguaggio. Dopo aver aspettato mesi e mesi per passare dalla lallazione alle prime parole del neonato e poter iniziare a interagire verbalmente con lui, i genitori incontrano questa fase temporanea.
Tipicamente si mostra attorno agli 1-2 anni, quando i bambini hanno già sviluppato parte del loro vocabolario. La regressione linguaggio bambini si manifesta con l’incapacità del piccolo di pronunciare parole e frasi tipicamente usate e il ritorno a comunicare indicando, piangendo o emettendo suoni incomprensibili.
Anche per la regressione del linguaggio questa fase precede spesso l’esplosione del vocabolario, ovvero la fase dello sviluppo in cui il bambino assimila molto più velocemente parole nuove. In questa transizione il cervello, mentre elabora e assimila sempre più termini e strutture linguistiche nuove si disorganizza, riportando il bambino a comunicare in maniera semplice, quasi come un neonato.
Come intervenire
Vedere il proprio bambino regredire a livello comunicativo può essere molto frustrante per i genitori, perciò ecco alcuni suggerimenti su cosa fare per gestire la regressione linguaggio bambini:
- Allenamento linguistico – Nonostante il piccolo possa smettere di parlare, proponiamo attività come la lettura, canzoncine e filastrocche ripetitive per stimolare in continuazione il linguaggio, senza pretendere che il piccolo ripeta le parole.
- Non forzarlo a parlare – È importante evitare di prendersela con il bambino quando non pronuncia una parola che conosceva o se utilizza un verso. Sgridarlo o insistere può metterlo sotto maggiore pressione o aumentare la sua ansia da prestazione.
- Fai da specchio – Quando il bambino usa i gesti o versi per comunicare traduci quello che intende. Se indica qualcosa rispondi nominando l’oggetto che vuole per ricordargli le parole corrette senza farlo sentire giudicato o corretto.
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In questo approfondimento abbiamo visto cosa sono le regressioni infantili e come, nonostante possano far preoccupare i genitori, facciano parte del percorso di crescita di ogni bambino. Che si tratti della regressione sonno neonato, regressione motoria bambini o regressione linguaggio bambini, grazie ai nostri suggerimenti potrai mantenere un approccio paziente e costruttivo nel gestire queste fasi di regressioni infantili.



















